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June 15 Antonio LandieriAntonio Landieri nasce a Napoli il 26 giugno del 1979 all’ospedale Incurabili. Purtroppo sin dalla nascita ha dovuto combattere contro una paralisi che non gli permetteva di camminare e parlare correttamente. Nonostante tutte le difficoltà è cresciuto come un ragazzo normale tra i suoi amici dei sette palazzi. Grazie all’aiuto di mamma Rafilina e papà Enzo è riuscito a svolgere gli studi , è riuscito a vivere con il sorriso stampato sulla faccia. Tonino , come tutti lo chiamavano, era un ragazzo sereno, felice, rispettato e che tutti volevano bene. In un territorio difficile come quello di Scampia , non ha avuto problemi di nessun genere, i ragazzi del quartiere lo proteggevano da tutti , lo aiutavano e lui faceva lo stesso appena poteva. Ha avuto un bellissimo rapporto con i fratelli Peppino e Stefania, sembravano una sola cosa, un unico fiore formato da tre petali. La famiglia Landieri era qualcosa di inspiegabile, gioia e amore traspariva dagli occhi di quelle cinque stelle. La loro vita trascorreva serena tra i palazzoni rossi di via Antonio Labriola e la casetta al mare a Mondragone. Tutto ciò fin quando la favola s’interruppe. Era il 6 novembre del 2004 quando Tonino giocava a calcio bailla con gli amici, quando con le mani faceva i goal che ogni notte sognava di poter fare con i piedi. Improvvisamente un auto sfrecciò a tutta velocità verso il bigliardino, sparando colpi in aria. Tutti riuscirono a scappare, ma nonostante ciò vennero colpiti da quei colpi impazziti partiti da quella assurda mitraglietta. Tutti scapparono tranne Tonino che lento com’era non riuscì a fare altro che due passi , prima di essere freddato da due pallottole di piombo che gli bucarono la schiena. Così si spense la sua vita, vedendo arrivare il papà e il fratello che gli tenevano la testa oramai annebbiata dalla morte. Il suo cuore smise di battere prima di arrivare all’ospedale, il suo cuore diventò un assordante silenzio. Nei giorni che seguirono la sua morte, la famiglia si trovò in un vortice di dolore senza uscita, il papà distrutto stringeva quella maglia sporca di sangue e bucata tra le mani, la sorella muta , inesistente, Peppino era impazzito, non accettava per niente la morte del fratello e la mamma con il cuore a metà, con il cuore che batteva lento ma batteva. In quel periodo i giornali e la questura diventarono due nemici. La stampa definiva un disabile , capo dello spaccio dei sette palazzi e il questore non volle a nessun costo far celebrare i funerali pubblici. Così Tonino arrivò al cimitero di Miano scortato da due volanti e con il corpo squartato a metà dall’autopsia , come il più grande dei boss. Tonino è morto due volte , non sono bastate le candele della gente del quartiere per togliere la merda dei giornalisti dalla faccia senza vita di mio cugino, non sono bastate le pratiche degli avvocati, nulla potrà mai riportarlo in vita. BASTARDI AVETE UCCISO UN ANGELO Comments (1)
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